Lo sguardo non si legge, il bacio non si scrive, l'amore non si vede...

Il est aussi facile de tromper soi-meme sans s'en apercevoir, qu'il est difficile de tromper les autres sans qu'ils s'en aperçoivent...

A Pain That I'm Used To

Gli erano entrate negli occhi, quelle due immagini, come l'istantanea percezione di una felicità assoluta e incondizionata. Se le sarebbe portate dietro per sempre. Perché è così che ti frega, la vita. Ti piglia quando hai ancora l'anima addormentata e ti semina dentro un'immagine, o un odore, o un suono che poi non te lo togli più. E quella lì era la felicità. Lo scopri dopo, quand'è troppo tardi. E già sei, per sempre, un esule: a migliaia di chilometri da quell'immagine, da quel suono, da quell'odore. Alla deriva.

"Castelli di rabbia" Alessandro Baricco

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Hometown Glory - Adele 

Imparavo a staccarti dalla bocca vetri di parole.

Inconsistenti come il tuo respiro nella notte.

Cercavo le ore per comporre insieme significati nuovi, mentre giocavo con i fili leggeri delle tue ciglia, e già potevamo sentire echi rotti dal pianto che ti chiedevano di tornare da lei.

Restavo seduta dall’altro capo del letto, raccogliendo i tuoi vestiti con lo sguardo, sistemandoteli addosso come avresti fatto di lì a poco.

Sapevi addomesticare le vocali e avevi un cuore bianco, quasi fosse sempre novembre.

Avrei dovuti avvisarti di quanto facile fosse per me rinunciare a chiederti di restare, perché sapevo ricacciare indietro la vita.

Un’altra maledetta gatta randagia che mi tagliava la strada.

Haunt You Everyday

"Winning A Battle, Losing The War" Kings of Convenience
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Aspettavo un segno che mi riportasse nei binari bianchi e asettici delle verità.

Oggi eccolo sbucare dall’armadio, così forte da bucarmi il cervello, facendomi lagrimare sangue e pece.

Non mi ero accorta di esser ferita da giorni ormai. Era nascosta la bastarda.

Dietro la schiena, allo specchio vedo lo squarcio.

Con i lembi frastagliati e le righe nere che lo attraversano alternate a fasci rosa e l’infezione gialla.

Non mostrerò il mio corpo nudo più a nessuno tanto ingenuamente come ho fatto finora.

Che stupida.

Taglierò la chioma fino alla radice e mangerò unicamente le unghie. Il mio stomaco a fine pasto rigetterà acido.

Perché quei veli lacerati promettono una lunga declinazione all’autunno crudele.

Fino a fare male.

Al Numero 23

"Same Mistake" James Blunt 

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Ovunque io vada, la verità é che non ho mai la voglia di tornare.

Ho lasciato le finestre chiuse per un mese circa.

Non si è mosso niente in mia assenza.

Ho ritrovato il letto lì esattamente dov’era, con il cuscino destro lievemente appoggiato al sinistro, come a farsi sostenere nella fatica della morbidezza.

La scrivania piena di fogli e due magliette a maniche lunghe che alla fine avevo deciso di non portare, rimpiangendolo per tre volte almeno, i tappeti sul pavimento senza una piega e tutte le cornici ancora appese alle pareti.

Non so bene cosa mi aspettassi, qualcosa di diverso, forse questo avrebbe consentito di sentirmi meno in colpa per non aver mantenuto la promessa che mi ero fatta mentre chiudevo a doppia mandata la porta di casa.

Ho cercato di perdere l’ombra tra granelli di sabbia e scogli, nella spuma del mare, nelle notti lunghe anni, sui visi conosciuti e su quelli senza nome tra la folla, durante il jogging mattutino, le cene arrossate, gli abbracci ritrovati, i baci indifferenti.

Ed è stato strano perché ad un certo punto devo esser stata davvero vicina, se non oltre. E’ successo che il cuore non sprofondava più nel petto, le mani erano prive di spine, la pelle non aveva odore, non c’era caldo né freddo.

Respiravo punti e virgole, rughe e nei, l’immobilità dell’attimo e la velocità del tramonto.

Ma devo esser stata appena fuori, commettendo l’errore di gioire troppo presto.

Ecco, il sole s'é mosso ed io sono di nuovo grigia e oblunga.

Mi proietto sul pavimento, mi faccio capolino direttamente addosso.

From The Other Side

Neutral Milk Hotel - In The Aeroplane Over The Sea 

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The Fall: When Love Turns Off

Cat Power - Maybe Not
 
Ho un'immagine di Ian che con gli occhi chiusi sorride al sole mentre parla di come speri passi Febbraio. Poi, dal cielo cadono frammenti all'acqua sporca.
Non sono riuscita a trattenere che poche immagini dell'ultimo mese. Perché per quanto mi sforzassi ho affrontato tanti dolori, senza posa, uno dietro l'altro.
E nessuno l'ho assecondato con la giusta calma al fine di incassare il colpo e lasciar scolorire il livido.
Ho avuto fretta di continuare, per vedere cosa c'era dopo, mordicchiandomi le labbra fino a spaccarle.
Ed eccomi, ancora una volta, augurarmi che la mia natura sia clemente. Ché questa sciocca testa si ammali di una fantasia gialla, come le lenzuola che si agitano nel palazzo di fronte mentre scrivo.
 
Grida l'anima al vento, come vorrei la tua penombra tornasse dall'esilio.
C'é afonia sui cornicioni dei tetti. Si accavalla all'anoressia di parole che sosta dietro alle finestre, ad ha tazze fumanti di caffé in mano e magliette leggere appoggiate ai caloriferi caldi. 
Quanti nasi rivolti all'insù, persi nell'azzurro o smarriti nel notturno.
Nuove passioni sulla braccia, incisesi quasi per necessità.
Dimostrami che so ascoltare i cadaveri del non fatto parlare alla pelle visibile. 

Rimmel

Guided By Voices "Learning To Hunt

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Percorsi lontani scivolano dal finestrino del passeggero, gli alberi ci corrono ai lati veloci e il vetro si appanna del mio respiro.

Mentre mi guidi accanto, non trovo posto nella mia mente in cui sentirmi più sicura. Abbandonando tutto, tramontano le mete ambite, ma rinascono terre promesse.

C’è un vuoto tra i nostri sedili che decidiamo di colmare con le parole e un altro che semplicemente trabocca di baci e silenzio.

Mando un abbraccio a Francytown e Rosarancia, buone feste ragazze.

Aspen

“Era un po’ curioso pensare che il cielo era lo stesso per tutti, in Eurasia, in Estasia, e anche lì.

E la gente sotto il cielo, anche, era sempre la stessa gente… dovunque, in tutto il mondo, centinaia o migliaia di milioni di individui tutti euguali, ignari dell’esistenza di altri individui, tenuti separati da mura di odio e di bugie, eppure quasi gli stessi…” [1984 _ G. Orwell ]

 

Mi cade addosso l’autunno in una pioggia gialla e rossa. Con la bellezza triste di Novembre il cielo si rabbuia di presagi che sanno di rituale.

Un gesto lungo per vestire maglioni morbidi, il caffelatte bevuto la mattina, le mani intrecciate ad aggiustare i capelli.

Non ho mai avuto posti dove poter tornare, bisbigliando a me stessa: “Sono a casa”.

Questo, negli anni, mi ha fatto ammalare di un’incurabile nostalgia.

 

 

Sul paese sghembo e appeso soffia un vento che ad ogni raffica fa vacillare il senno.

Il suo passaggio chiude finestre e porte, lascia spirali di silenzio che mi sospendono dall’esistenza e dai suoi affanni.

Imbastisco per resistere equilibri limati all’interno della fronte, affinché i gradini degli attimi che scendono non sembrino tanto appuntiti e spaventosi ed i vertici delle figure siano placati in linee.

Queste realtà scomposte, in cui le solitudini s’incontrano, rendono meno difficile sopportare le crepe che si stanno lentamente aprendo. Eppure nel mio petto argenteo ha messo radici un'agitata tachicardia.

 

Ci sono spesso rumori fortissimi ed imprevedibili che frantumano la quiete, come il trillo del telefono o un bicchiere che s’infrange contro il muro.

Qualunque mossa diventa un tifone che mi stropiccia il cuore.

Into The Fog

I Foud A Reason- Cat Power

E’ nella costanza dello smarrimento il filo delle mie incertezze.

Come il sapore del limone o quel formicolio delle dita.

Le scarpe sparse sul pavimento mi hanno guidato in un labirinto colorato.

Ma c’è un sole freddo a rallentare il cielo ed i giorni, trascorsi sotto la pioggia, mordicchiandomi il labbro. E sospirando batticuore.

Ho lasciato le finestre spalancate ad aspettare l’estate, a guardare le strade devastate dei passi veloci e dall’erba.

Le ampie cornici della periferia sepolte alle spalle.

Ed è arrivata la pioggia, che obliqua imperlava i vetri e lavava le colpe.

Ricordo la notte trascorsa in terrazza per aspettare l’alba e i fiori di campo nei vasi e nelle bottiglie e la fisarmonica che suonava nella tua bocca.

Le nostre gambe intrecciate sul parapetto, i piedi gelati.

E’ nella fermezza fallimentare che fermenta il virus del mio aspettare.

Il treno, alla prossima fermata.

 

“Perché la vita, nell’atto stesso in cui la viviamo, è sempre, sempre così ingorda di sé stessa.

Che non si lascia mai assaporare.

Il sapore è nel passato, sì, nel passato che ci rimane, vivo, dentro.

Il gusto della vita ci viene di là, dai ricordi che ci tengono legati. Dai ricordi.

Legati a che cosa, poi?

A questa sciocchezza qua, a queste noie, a tante stupide illusioni, insulse occupazioni.

E questa che ora qua è una sciocchezza, questa che ora qua è una noia, arrivo finanche a dire, questa che ora per noi è una sventura, una vera sventura. A distanza di quattro, cinque, dieci anni chissà che sapore acquisterà. Che gusto.

Queste lacrime (queste lacrime) e la vita, per dio, al solo pensiero di perderla (specialmente quando si sa che è questione di giorni).

Vede là? Dico là, in quel cantone, vede quell’ombra di donna? Ah, s’è nascosta.

Chi era?

Non l’ha vista, s’è nascosta.

Una donna?

Mia moglie.

Ah…

Mi sorveglia, da lontano.

Se la morte fosse come uno di quegli insetti strani, schifosi che qualcuno inopinatamente ci scopre addosso.

Lei cammina per la via e un altro passante, all’improvviso, lo ferma e incauto con due dita protese le dice: “Scusi, scusi egregio signore, lei ci ha la Morte addosso”.

Con quelle due dita protese, la prende e la butta via.

Sarebbe magnifica. Magnifica.”

Alluminio

*Monochrome* Yann Tiersen

Serrande abbassate sul quel caos cittadino che mi pulsa nelle vene.

Dallo stereo esce una canzone che mi racconta non c’è concentrazione, solo un bianco disordine, tutt’intorno a me.

Niente oltre il silenzio vicino a me

Tautologie improbabili fiancheggiano la mia strada.

Disseminata di segnali e di indicazioni messi a consigliare l'eterna via giusta.

Ma continuo a domandarmi se non sia presto.

Che anche il cielo è ancora pallido di sonno.

Che anche la luna non è tornata ancora a casa.

Che anche l’orizzonte è ancora alluminio luccicante.

Nessuna coda: la macchina spinta in avanti, il braccio che taglia l’aria calda fuori dal finestrino creando quel piccolissimo attrito che mi fa sperare basti per fermarmi.

 

Ho millimetriche impressioni, come minuscole impronte premute sulla pelle.

Niente oltre l’assenza stretto a me.

C’è un vita fuori di qui.

Appunti per parentesi alla vanilla

Ogni tanto, quando parlo velocemente soprattutto, perdo tutto il fiato che possiedo. I discorsi mi succhiano via l'aria dal corpo e sento -dentro- qualcosa spezzarsi. Faccio lunghi soliloqui con la mia anima, incentrati su questi momenti, in cui l'apnea subentra al respiro e il mondo fuori é sospeso. Galleggio, quasi ebbra, domandandomi -dove- sono finita.

"Io stesso l'ho attraversata con passo incerto e spesso smarrito, senza capire mai, veramente, il significato" (A. Baricco)

Divento assente e sbiadisco lenta come un segno su un vetro appannato, schiacciata dalla pressione -bassa- mi macchio il viso di lacrime calde e ritorno alla vita. Qualcuno mi ha chiesto un giorno -dove- vado via. Era tanto tempo che attendevo, quel coraggio, innocente forse, finalmente giunto a cogliermi impreparata. La fatica era troppa -per rispondere- come il freddo invernale a invadermi le dita sporche di colpa in polvere grigia chiara. Il doloroso esercizio di eseguire: la strada più facile da prendere. E' la fuga. L'avresti -mai- detto?

Mille volte oramai l'ho visto, quand'é che sarò -sazia- ? Sai, vivere con i polmoni malati, il peso del cuore in mezzo, ad aspirare -spugna- l'ossigeno che tanto sapientemente immagazzinano. La consapevolezza della morte. Dietro l'angolo. La colpevolezza della morte. Dentro l'angolo.

Concedimi un momento di quelli per riflettere. Prestami la tua aria, soffiala in bocca, fai ripartire. Il moto vitale. Il motore vitale.

Allora troverò il tempo. Dell'indecisione e il suo confine. Del mio. Allora anche la più remissiva, la più ovvia, se ne andrà.

Le mie catene sono i polsi sottili di una donna. Se non fosse per loro si sarebbe detto, l'annuncio. Un bastone da passeggio, a cui reggersi. Un corrimano, a cui attaccarsi. L'ancora, del flusso di coscienza.

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Ritorno da un viaggio, piccolo villaggio innevato da agitare e guardare e posare su un mobile mentre il sintetico bianco riprende a -ri-posarsi sul fondo e le bollicine scoppiano.

Ritorno alla "normalità". Il sapore di un tea delicato; il prepotente sovrapporsi della matita sul prestampato nero, come la vertigine nel ricalco del passo su un'orma.

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Come le nocche bianche che stringono un fazzoletto, quelle tremanti da fermare con una carezza. Quelle intrise del sangue di quelle sull'asfalto. Forti e mosse. Una fotografia di quelle mentre pregano giunte insieme, di spravvivere, Dio, fai che sia così. Con la sola arroganza di credere, Dio, fai che sia così, tutto andrà bene.

"Grazie perchè casa nostra era calda, e i piatti senza incrinature. Grazie per quella domenica sotto il faggio di Vergezzi. Grazie per non aver mai alzato la voce. Grazie per avermi scritto ogni domenica da quando sono qui. Grazie per aver lasciato sempre aperta la porta quando andavo a dormire. Grazie per avermi insegnato ad amare i numeri. Grazie per non avere mai pianto. Grazie per i soldi infilati tra le pagine del sussidiario. Grazie per quella sera a teatro, voi ed io, come principi. Grazie dell'odore di castagne, quando tornavo dal collegio. Grazie per le messe in fondo alla chiesa, sempre in piedi, mai in ginocchio. Grazie di aver indossato l'abito bianco, per anni, il primo giorno d'estate. Grazie per la fierezza e la malinconia. Grazie per questo nome che porto. Grazie per questa vita che stringo. Grazie per questi occhi che vedono, queste mani che toccano, questa mente che comprende. Grazie per i giorni e gli anni. Grazie perchè eravamo noi. Mille volte grazie. Per sempre" (A. Baricco)

Si parva licet componere magnis...

Coaguli emozionali attaccati alle pareti della stanza. Si sciolgono in grumi che vanno facendosi sempre più piccoli, correndo fino a toccare terra. Di loro rimangono strisce cangianti sui muri. Mi è stato chiesto di smettere di osservarle, ma anche se chiudo gli occhi si sono impresse nella mente. Colori stinti nell'affetto, seccati sulla carta ondeggiante. Hanno rivelato troppa acqua, poca presa e pennellate incerte. Assorbiti dal bianco, sono riusciti a sovrapporsi ed a lottare per emergere nella superficie candida. Grovigli cromatici, fusi insieme senza tuttavia soccombere. Non credo sarà necessario ridipingere se mi aiuti a pulire un po'. Potremmo far entrare l'estate dalla finestra, ridere delle caleidoscopiche tinte. Innamorarci degli arancio e dei verde erba. Tranquillizzare la voce in uno sfondo di blu. Confessarci nelle nuance purpuree dei tramonti. Non smettere neanche quando la notte ci sorprenderà col suo nero più paralizzante.

All'alba gialla chiara potremo ritrovarci entrambi in un impronta dimenticata su un vetro.

Rien de rien, reine

 

Corde suonano note nere. Vibrano nella stanza e poi volano su su su fino al soffitto. Sente la batteria percuoterle lo stomaco, mentre tutto gira veloce.

Si direbbe che c'è una danza infernale che ti scuote da un pò, baby.

L'attira dolcemente a se, oscillando per cullarla. Poi l'allontana e nel gran finale ecco il casqué.

"Che classe" sussurrano i presenti con la mano sulla bocca per divulgare l'elegante segreto.

 "Mi prendi la mano per favore?"

Allora la conduce giù giù giù fin dentro l'occhio del vortice frenetico. Affogando in un giro di basso, confonde la sua voce con l'urlo grave dello strumento.

E' così che vuoi esorcizzare il tuo male questa notte?

Padrona del mondo, comanda quattro mura strette e ossute e queste s'avvicinano.

Sono la regina del nulla.

Cosa ti uccide stasera, mia amata?

Il bianco delle pareti mi scioglie.

Forse non lo sai che ti hanno anestetizzato il cuore, ma chérie?

Non sentirà dolore.

"Mi rimbocchi le coperte per favore?"

Colano ritmi nuovi sul suo corpo. Hanno la consistenza della glassa e l'amaro dei sorrisi che non trova più.

Che cosa senti nel centro della gabbia toracica?

"Ho versato del latte e ci ho pianto su"

Ed è passata la tachicardia. Ancora. Autodidatta della nobile arte.

"Come si annega in una pozzanghera?"

Nello stesso modo in cui ci si perde in un bicchiere d'acqua, fiore.

"Non tatineggiare con me, non sono più una bambina"

Posa gli avanzi di un pasto goloso. L'aspetta un piatto ancora intatto, ma non lo mangerà. Famelica, lo consumerà più tardi nella fretta di un angolo. L'instancabile divoratrice di sè.

Vuota cornice. E' così facile sostituire il nulla.

 

Mi concedi un ballo, principessa?

...

"Mi prendi la mano, per favore?"

 

 

 

 

***

Parto nel bisogno di recuperare l'urgenza, ma senza aspettative da sostenere. Sono indecisa se sospendere il blog nel frattempo. Mi lascio un pò di tempo per pensarci.

Ago e filo

Per cucire pezzi di me. Pezzi di me che altrimenti sarebbero portati via. Dal vento. Il vento che conserva le parole. Le trasporta. Fino al cielo del mare.  Dove brilla la notte con stelle silenziose e la luna, vanitosa, si specchia. Cristallo su cristallo. Piombo su piombo. E le onde cancellano premurosamente le orme.

 

Per rammendare gli strappi. Farlo con mani ferme. Stando attenta a non sporcarmi di sangue. Curare, rendendo invisibili le cicatrici. Credendo che se nascoste smettano di fare tanto male.

 

Per unire insieme tante stoffe diverse. Fino a creare una coperta di patchwork. Tra cui rifugiarsi. Quando un vecchio faro, da lontano, spia invidioso.

 

Per non rimanere incastrata. In nodi che stringono gola, polsi, caviglie come mille cappi. Fino a lasciare segni rossi sulla pelle. Mentre traccio il tuo profilo con le dita fredde e sentire che sei vivo sotto i polpastrelli.

 

Per seguire il senso di pensieri liquidi. Lasciati gocciolare addosso e rapprendere ai lati della bocca. Sulle pieghe della vita.

 

E  forse tu lo sai

che da quel giorno credo d'esser rimasta impigliata

in mezzo alle tue ciglia.

 

Una Dedica

[...]

...

Il tempo modifica lo... [...]