Al Numero 23
"Same Mistake" James Blunt

Ovunque io vada, la verità é che non ho mai la voglia di tornare.
Ho lasciato le finestre chiuse per un mese circa.
Non si è mosso niente in mia assenza.
Ho ritrovato il letto lì esattamente dov’era, con il cuscino destro lievemente appoggiato al sinistro, come a farsi sostenere nella fatica della morbidezza.
La scrivania piena di fogli e due magliette a maniche lunghe che alla fine avevo deciso di non portare, rimpiangendolo per tre volte almeno, i tappeti sul pavimento senza una piega e tutte le cornici ancora appese alle pareti.
Non so bene cosa mi aspettassi, qualcosa di diverso, forse questo avrebbe consentito di sentirmi meno in colpa per non aver mantenuto la promessa che mi ero fatta mentre chiudevo a doppia mandata la porta di casa.
Ho cercato di perdere l’ombra tra granelli di sabbia e scogli, nella spuma del mare, nelle notti lunghe anni, sui visi conosciuti e su quelli senza nome tra la folla, durante il jogging mattutino, le cene arrossate, gli abbracci ritrovati, i baci indifferenti.
Ed è stato strano perché ad un certo punto devo esser stata davvero vicina, se non oltre. E’ successo che il cuore non sprofondava più nel petto, le mani erano prive di spine, la pelle non aveva odore, non c’era caldo né freddo.
Respiravo punti e virgole, rughe e nei, l’immobilità dell’attimo e la velocità del tramonto.
Ma devo esser stata appena fuori, commettendo l’errore di gioire troppo presto.
Ecco, il sole s'é mosso ed io sono di nuovo grigia e oblunga.
Mi proietto sul pavimento, mi faccio capolino direttamente addosso.


